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Created By Milena Bressan
Da una Fontana di Arfanta a Solighetto:
Storia e Genealogia di una Famiglia
Alle radici dei Fontana
Ricerca del Prof. Enrico Dall’Anese
Stemma dei Fontana
indice
Il cognome “Fontana”
Nell’anno
2000
erano
quasi
20.000
le
famiglie
Fontana
abbonate
al
telefono
in
Italia.
Erano
1021
in
provincia
di
Vicenza,
solo
226
in
provincia
di
Treviso.
Secondo
il
Caffarelli
questo
cognome
occupa
il
22°
posto
per
frequenza
in
campo
nazionale.
E’
diffuso
soprattutto
al
Nord;
nel
Veneto
occupa il 30° posto.
Cucchus e De Fontana
E’
il
1°
gennaio
1622.
Nella
parrocchia
di
Corbanese
viene
battezzata
una
Fontana,
Giacoma,
figlia
di
Giovanni
che
abita
a
Somera.
Padrino
è
un
altro
Fontana.
Si
chiama
Giovanni
Pietro
ed
è
di
Formeniga.
Il
rettore
della
parrocchia,
che
stende
l’atto
di
battesimo
in
latino,
per
distinguere
i
due
Fontana
identifica
Giovanni
col
soprannome
Cucchus
e
Giovanni
Pietro
col
cognome
“De
Fontana” (doc. 1).
1622. Die prima Ianuarii
Iacoba
filia
Joannis
Cucchi
incolae
Somerae
(et)
eius
uxoris
fuit
baptizata
in
ecclesia
Corb.
Per
me
rectorem.
Patrinus
fuit
Jo.
Petrus
de
Fontana
de
villa
Formenicae.
Il
soprannome
Cuc
(
Cuch
,
Cuco
,
“Cucchus”
negli
atti
scritti
in
latino)
nei
secoli
scorsi
veniva
dato
abitualmente
al
marito
che
era
costretto
a
‘ndar
cuc
,
cioè
ad
abitare
nella
casa
dei
genitori
della
sposa.
Esiste
nella
parlata
locale
anche
l’espressione
“laoràr
pai
cuc”,
attribuita
al
padre
che
avendo,
suo
malgrado
, solo figlie, “lavora per i generi!”.
Origine del cognome Fontana
Il
toponimo
dialettale
Fontana
(dim.
fontanèl,
fontanèla)
indicava
in
passato
la
presenza
in
loco
di
una
sorgente.
L’espressione
de
Fontana
,
destinata
poi
a
diventare
il
cognome
Fontana,
identificava
quindi,
nei
documenti
in
latino
del
tardo
medioevo,
una
famiglia
che
abitava
nei
pressi
di
una
sorgente
o
risorgiva
conosciuta
e frequentata.
Nella
zona
a
sud-ovest
di
Tarzo
il
cognome
Fontana
appare
già
in
diversi
atti
del
1600.
Michelon
e
Tomasi,
nella
loro
recente
opera
“Gente
di
Tarzo”,
citano
un
Zuane
di
Menego
Fontana
nato
ad
Arfanta
nel
1692
e
sposatosi, sempre ad Arfanta, nel 1717.
Ma
il
citato
documento
del
1622
fa
supporre
che
il
cognome
fosse
più
antico
e
risalisse
quindi
al
secolo
o
ai
secoli
precedenti,
tanto
è
vero
che
la
presenza
in
quell’anno
dell’appellativo
Cuc
dimostra
come
già
da
tempo
era
sorto
un
soprannome
per
distinguere
un
colmello
dei
Fontana
che
si
era staccato dal ceppo principale.
Per
la
cronaca,
in
documenti
del
1800
si
troverà
anche,
per
altri
Fontana
che
esercitavano
il
mestiere
di
mugnai,
il
soprannome di
Borca
.
Origini dei Fontana
Si
è
appena
detto
che
già
nel
Cinque
-
Seicento
i
Fontana
sono
presenti
in
tutto
il
territorio
a
sud-ovest
di
Tarzo,
pecisamente
nelle
località
Arfanta,
Somera,
Formeniga
e,
soprattutto, Corbanese.
Anche
i
nostri
Fontana
Cuc
figurano
spesso
a
Corbanese.
L’impressione,
però,
è
che
essi
fossero
particolarmente
numerosi
ad
Arfanta.
Arfanta
divenne
parrocchia
nel
sec.
XV,
ma
nel
1672
fu
ridotta
a
comparrocchiale
o
curazia
di
Corbanese
fino
al
1947
quando
ritornò
parrocchia
indipendente.
Molti
Cuc,
quindi,
pur
essendo
di
Arfanta,
venivano
registrati nella
parrocchia
di Corbanese.
Vengono
portati
come
esempi
di
Fontana
sparsi
nella
zona
Arfanta-Formeniga
i
doc.
2, 3, 4, 5.
Il
23
novembre
1665
si
sposa
a
Corbanese
Domenico
figlio
di
Matteo
Fontana
della
parrocchia di
Formeniga
.
…nullo
impedimento
detecto,
ego
Antonio
Gironcolo
rector
Dominicum
filium
Matthei
Fontana
de
parochia
Formenicae
et
Maria
filia
Petri
Zorgni
de
Corbanesio
interrogavi
eosque
mutuo
abito
consensu
solemniter
per
verba
de
presenti
matrimonio
coniunxi….
Il
26
settembre
1689
si
risposa
Domenico
del
fu
Matteo
Fontana.
Il
parroco
annota
che
abitava
un
tempo
nella
parrocchia
di
Ceneda
ed ora appartiene a questa di Corbanese.
…contractum
fuit
matrimonium
per
verba
de
presenti
inter
Dominicum
filium
quondam
Mathei
Fontana
olim
de
cura
Cenetae
nunc
de
hac
parochia
et
Justina
filia quondam Dominici…
Il
14
febbraio
1692
Maria,
figlia
di
Antonio
Fontana,
sposa
Antonio
Dal
Col.
Il
parroco
specifica
che
Maria
(e
quindi
anche
i
suoi
familiari)
apparteneva
un
tempo
alla
parrocchia
di
Formeniga
ed
ora
abita
invece
in quella di Corbanese.
Contractum
fuit
matrimonium
per
verba
de
presenti
inter
Antonium…
filium
Georgi
Dal
Col
.
et
Maria
filia
quondam
Antonii
Fontana
olim
de
Formenica
nunc
huius
parochiae….
Il
22
febbraio
1722
viene
battezzato
Domenico
figlio
di
Mattio
Fontana
detto
Cuco
e
di
Maria
sua
moglie.
Padrino
è
Giambattista
del
fu
Donà
Moschet.
Il
parroco
di
Corbanese
Mattio
Rosolen
specifica
(sono
pochissimi
a
farlo)
che
Mattio
Fontana
è
di
Arfanta
(compresa
in
quel
periodo,
lo
ricordiamo
ancora,
nella
parrocchia di Corbanese).
Domenico
figlio
di
Mattio
Fontana
dicto
Cuco
della
mia
cura
d’Arfanta
nato
in
circa
la
meza
notte
et
di
Maria
sua
moglie
fu
battizato
da
me
Mattia
Rosolen
parroco
et
tenuto
da
Zambattista
quondam
Donà
Moschet.
Limiti della ricerca
Noi
seguiremo,
ovviamente,
solo
l’albero
genealogico
dei
Fontana
Cuc
di
Solighetto,
dove
un
ramo
dei
Fontana
Cuc
di
Arfanta
si
stabilì
a
fine
Settecento
facendo,
a
quanto
pare, un po’ di fortuna.
I
registri
parrocchiali
di
Pieve
dal
1800
al
1855
e
quelli
di
Solighetto,
divenuta
parrocchia,
dal
1856
a
tutto
il
Novecento,
consentono
una
ricostruzione
dei
Fontana
Cuc
abbastanza
regolare,
anche
se
si
corre
il
rischio
di
fare
confusione
con
altri
Fontana,
abitanti
nella
parrocchia
di
Pieve,
che
non
hanno ascendenti comuni con i nostri.
Molto
più
difficile
è
risalire
ai
secoli
precedenti.
Non
disponiamo
dei
registri
di
Arfanta,
quando era parrocchia prima del 1672.
I
registri
di
Corbanese
partono
dal
1600
circa,
ma
si
presentano
lacunosi
o
generici.
Spesso,
ad
esempio,
soprattutto
per
le
donne,
l’estensore
trascura
il
cognome
o
la
paternità o l’età anagrafica.
Si
aggiunga
il
fatto
che
tra
il
1600
ed
il
1800
i
Fontana
Cuc
scompaiono
più
volte,
forse
andando
ad
abitare
temporaneamente
altrove,
per
poi
ricomparire
dopo
qualche
decennio.
I
risultati
della
ricerca
sono
quindi
soddisfacenti, ma incompleti.
Soddisfacenti,
perché
si
è
riusciti
a
ricostruire
un
albero
genealogico
di
11
generazioni.
Questo
è
stato
consentito
incrociando
i
dati
disponibili
dei
battesimi,
matrimoni
e
morti;
tenendo
presente
l’usanza
anche
dei
Fontana
di
tramandare
talvolta
il
nome
del
nonno
ad
un
nipote;
seguendo
il
soprannome
Cuc
spesso
riportato
dal
parroco accanto al cognome Fontana.
Soddisfacenti,
perché
si
hanno
ottime
probabilità
di
aver
individuato
perfino
il
luogo
di
residenza
degli
antichi
Fontana,
da
cui si è staccato il ramo dei Fontana Cuc.
Incompleti,
perché
la
genealogia
è
delineata
solo
nelle
linee
essenziali.
Infatti
sono
stati
trascurati
od
omessi
dei
“rami”
laterali
che
i
dati
non
consentivano
di
ricostruire
completamente.
Paulin, il patriarca.
Come
sempre
accade
nella
genealogia
di
un
casato,
non
si
può
che
partire,
risalendo
a
ritroso
la
storia
della
famiglia,
dal
primo
antenato di cui i documenti fanno menzione.
Nel
nostro
caso
il
“patriarca”
è
Paulo
,
un
nome
che
ricorrerà
in
molti
discendenti
ed
era
forse
consuetudinario
anche
nei
suoi
ascendenti.
Paulo
doveva
essere
molto
basso
di
statura,
poiché
appare
negli
atti
quasi
sempre
col
diminutivo di
Paulin
.
Di
lui
sappiamo
ben
poco;
sappiamo
anzi
solo
che
è
molto
longevo,
date
le
aspettative
di
vita
di
allora.
Muore,
scrive
il
parroco
Rosolen,
nel
1730
all’età
di
83
anni
circa;
era
quindi
nato,
anno
più
anno
meno,
nel
1647
(documento 6).
Forse
era
una
persona
pia,
poiché
il
parroco
specifica
che
fu
sepolto
nel
cimitero
di
Corbanese
con
l’intervento
suo
e
di
altri
religiosi
,
annotazione
questa
che
raramente
compare
in
altri
atti
registrati
da
questo
parroco.
Addì
9
settembre
1730.
Paulino
Fontana
d’anni
83
in
circa
ricevuti
li
santissimi
sacramenti
della
chiesa
passò
da
questa
ad
altra
vita,
et
il
suo
cadavere
fu
sepolto
in
questo
cimiterio
con
l’intervento
di
me
Mattio Rosolen parroco et altri religiosi.
Nel
1684
da
Paulin
nasce
Antonio
che
il
26
aprile
1706
sposa
una
ragazza
della
stessa
età, Giacoma doc. 7).
Contractum
fuit
matrimonium
…
inter
Antonium
filium
Paulini
de
Fontana
de
hac
parochia
et
Jacoba
filia
Valentini
de
Dominichino
de
plebe
antedicta
nunc
incola
Corbanesii
Ma
Giacoma
è
sfortunata
e
muore
all’età
di
soli
26
anni,
dopo
4
anni
di
matrimonio,
nella parrocchia di Corbanese.
Antonio
attende
tre
anni
e
poi
si
risposa
con
Maria.
E’
questo
un
matrimonio
fertile
con
almeno
sei
figli.
Il
quartogenito,
Paulino,
darà
vita
ad
un
ramo
piuttosto
consistente.
Ma
è
l’ultimogenito
Mattio,
nato
intorno
al
1725
e
sposato
nel
1748
con
Elisabetta
Vanzella,
ad
avere
una
discendenza
che
si
è
perpetuata fino a noi.
I Fontana Cuc a Solighetto
E’
nel
tardo
Settecento,
intorno
al
1790,
che
alcuni
Cuc
di
Arfanta,
villici,
si
trasferiscono
a
Solighetto,
molto
probabilmente
fittavoli
dei Conti Brandolini.
Si
tratta
dei
(o
di
alcuni)
figli
proprio
di
Mattio
(o
Matteo)
che
moriranno
tutti
nella
parrocchia
di
Pieve
di
Soligo
(Solighetto
non
era
ancora
parrocchia):
Giovanni
nel
1806,
Giovanna
Angela
nel
1809
(o
1804),
Vincenzo nel 1813 e Giuseppe nel 1814.
Sarà
proprio
quest’ultimo,
Giuseppe,
nato
ad
Arfanta
intorno
al
1750
e
marito
di
Margherita
Gallon,
detta
Bastianuz,
ad
avviare una lunga discendenza a Solighetto.
Egli
giunge
a
Solighetto
portando
con
sé
almeno
sei
giovani
figli,
tutti
nati
ad
Arfanta.
Quattro
di
questi
(Domenico,
Giobatta,
Matteo,
Valentino)
si
sposeranno
a
Solighetto
ed
incrementeranno
la
presenza
dei Fontana Cuc in questo paese.
Altri Cuc a Corbanese
Alcuni
Cuc,
imparentati
con
i
nostri
di
Solighetto,
restano
nella
zona
di
Corbanese
e
dintorni.
A
quanto
pare,
dagli
atti,
non
sono
numerosi.
Alcuni
appartengono
senz’altro
al
colmello
discendente
da
Fontana
Cuc
Pietro
del
fu
Sebastiano.
Poiché
Sebastiano,
marito
di
Maria
Perencin,
non
compare
negli
atti
di
nascita
e
di
morte
di
Corbanese,
è
probabile
che
anche
questi
Cuc
provenissero
da
Arfanta
o
da
Formeniga.
Sebastiano
è
figlio
o,
forse,
nipote
del
menzionato
Giuseppe
nato nel 1750 c.a.
Pietro
sposa
nel
1829
Angela
Bottega
detta
Miot
da
cui
avrà
i
figli:
Sebastiano
1832,
Angelo
1836,
Anna
Maria
1839,
Giuseppe
1842, Maria 1844.
Il
figlio
Sebastiano
sposerà
nel
1860
Giovanna
Tardivel
da
cui
avrà
i
figli
Pietro
Paolo
1862,
Angelo
1864,
Cattarina
1868,
Angela
1867,
Angela
1868,
Giovanni
1870,
Andrea 1872, Francesco Giuseppe 1875.
Un
altro
figlio
di
Pietro,
Angelo,
sposerà
nel
1872
Maria
Luigia
Collodel
da
cui
avrà
i
figli:
Giovanna
1872,
Giuseppe
1874,
Pietro
1876
e Luigi 1878.
Citeremo
fra
poco
altri
Cuc
rimasti
a
Corbanese.
Perché alcuni Cuc si trasferiscono a
Solighetto?
I
Cuc
sono,
come
si
è
detto,
“villici”,
cioè
contadini.
Non
dovremmo
essere
lontani
dal
vero
affermando
che
essi
accettano
o
chiedono
di
trasferirsi
a
Solighetto
di
fronte
allo
spettro
della fame.
E’
la
fine
che
fanno
diversi
Cuc
rimasti
in
quel
di
Corbanese,
qualche
anno
dopo
che
i
nostri erano partiti per Solighetto.
Solo
per
citare
un
anno,
il
1817,
caratterizzato
da
gravissima
penuria
di
viveri
e
dal
tifo,
ben
quattro
Cuc
muoiono
di
fame a Corbanese:
Giuseppe
a
6
anni
per
“consunzione
da
inedia”,
Augusta
a
10
anni
per
“consunzione”,
Maria
Maddalena
a
5
anni
per
“inedia”
e
Catarina
a
56
anni
per
“pellagra ed idropisia”.
Una
conferma
indiretta
della
tragica
situazione
socioeconomica
in
quel
periodo
ci
viene
dal
registro
dei
morti,
con
un
notevole
incremento
dei
decessi.
Molti
di
questi
sono
pargoletti
o
bambini
“adottati”
dalle
famiglie
contadine.
Si
tratta
di
trovatelli
che
portano
il
cognome
di
Del
Pio
Luogo
o
Della
Pietà
o
Del Pio Ospitale
(di Treviso o di Venezia).
Come
ci
ha
illustrato
il
celebre
film
“L’albero
degli
zoccoli”
questi
trovatelli
venivano
adottati
volentieri
sia
perché
nel
mondo
contadino
c’era
bisogno
di
braccia,
sia
perché
al
momento
dell’adozione
e
per
qualche
anno
il
Pio
Istituto
consegnava
talvolta
alla
famiglia
affidataria
anche
una
piccola
somma
di
denaro
per
il
sostentamento
del
neonato.
Nella
condizione
di
precarietà
assoluta
questo
esiguo
contributo
poteva
costituire
un
aiuto
indispensabile
per
la
sopravvivenza
momentanea di tutta la famiglia.
Non
è
escluso
che
anche
i
Fontana
Cuc
di
Solighetto,
quand’erano
a
Corbanese,
si
siano
accostati
più
volte
a
questo
tipo
di
adozione.
Quelli
rimasti
a
Corbanese
lo
fecero
senz’altro
più
volte,
come
appare
da
qualche
atto
di
morte
di
cui
riportiamo
tre
esempi:
6.9.1805.
Gregorio
del
Pio
ospedale
di
Venezia,
consegnato
a
Maria
moglie
legittima
di
Matteo
Fontana
detto
Cuc
di
questa
villa,
rese
l’anima
al
cielo
per
male
naturale…
16.9.1811.
Veneranda
del
Pio
Ospedale
di
Venezia
di
mesi
otto,
tenuta
da
Matteo
del
fu
Antonio
Fontana
detto
Cuc,
passò
a
miglior
vita…
1.8.1815.
Pierina
Della
Pietà
di
Venezia,
affidata
a
Maria
moglie
di
Matteo
Fontana
detto Cuc, di anni due…
Domenico “girovago del mondo”
A
Davide,
classe
1919,
era
stato
tramandato
che
i
Fontana
potevano
essere
giunti
qui
provenendo da lontano.
Qualche
piccolo
elemento
può
fornire
un’interpretazione in proposito.
Giustina
Cuc
1864
aveva
sposato
un
Lazzaris
di
Forno
di
Zoldo
che
per
tre
anni
aveva
dimorato
a
Hunter
Hostern,
“diocesi
di
Darmanstar,
in
Prussia”
(dovrebbe
essere
l’attuale
città
di
Darmstadt,
poco
a
sud
di
Francoforte).
Marco
Antonio
Cuc
aveva
sposato
nel
1898
Albina Pasin, che era nata a Strau in Austria.
Forse
i
Fontana
avevano
avuto
a
che
fare
direttamente
o
indirettamente
col
fenomeno
migratorio.
C’è
poi
un
particolare
interessante.
Di
Domenico
Cuc
1775
c.
l’arciprete
di
Pieve,
di
solito
parco
nelle
annotazioni,
segnala
in
un
atto
anagrafico
che
egli
“va
girovago
pel
mondo”.
Se
il
sacerdote
lo
annota,
vuol
dire
che il fatto faceva “notizia”.
A
parte
il
concetto
di
lontananza,
molto
relativo
nei
tempi
andati,
tutto
questo
potrebbe
aver
alimentato
l’impressione,
poi
tramandata,
che
nei
secoli
scorsi
i
Fontana
in
generale
fossero
giunti
“da
lontano”
e
non
dalla zona di Arfanta, come si è visto.
Altri Fontana a Solighetto nel tardo
Ottocento
Anche
nei
registri
parrocchiali
di
Solighetto
i
nostri
Fontana
sono
denominati
Cuc,
soprannome
che
conservano,
in
molti
atti
ufficiali,
fino
a
metà
del
Novecento
per
essere
distinti
dagli
altri
Fontana,
non
originari della parrocchia di Corbanese.
Nel
territorio
di
Pieve,
infatti,
esistevano
ed
erano
esistite
almeno
dal
1600
altre
famiglie
Fontana.
Ecco,
ad
es.,
alcuni
Fontana
che
compaiono
nei
registri
della
parrocchia
di
Pieve
(di
cui
Solighetto
faceva
parte)
nei
secoli
XVI-
XVIII.
Non
sono
quasi
certamente
Fontana
Cuch
ma
li
registriamo
ugualmente
per
scrupolo:
Pasqua
di
Pietro,
nata
nel
1576.
Carlo
di
Domenico
e
di
Giovanna,
nato
nel
1631.
Gabriele
(1772),
Giobatta
(1774)
e
Gertrude
(1776) di Giacomo e Catterina Viezzer (?).
Un
altro
colmello
dei
Fontana
viene
a
Solighetto
da
Arfanta
intorno
al
1880.
Si
tratta
di
Fontana
Giovanni
Marco
,
nato
ad
Arfanta
nel
1857,
fu
Francesco
e
fu
Regina
De
Luca
detta
Luchet.
Ex
militare,
figura
domiciliato
a
Solighetto
quando
nel
1893
sposa
Luigia
Ciotta
detta
Cadorin
nata
a
Refrontolo nel 1868.
Fontana
Giovanni
Marco
viene
a
Solighetto
con diversi fratelli:
Giacomo muore a Solighetto nel 1918.
Stefano
muore
celibe
a
50
anni
la
notte
di
Pasqua del 1908.
Catterina
muore
a
43
anni
nel
1901:
aveva
sposato Luigi Bottega Miottin di Solighetto.
Fontana
Giovanni
Marco
e
Ciotta
Luigia
hanno molti figli, tutti nati a Solighetto.
Regina
muore
a
26
giorni
nel
1896.
Regina
Maria,
nata
nel
1899,
sposa
Meneguz
Giovanni
nato
ad
Arfanta
nel
1887.
Angela
muore
a
12
giorni
nel
1897.
Altri
figli
sono:
Maria
Amabile
nata
nel
1894,
Francesco
nato
nel
1902,
Virginia
nel
1904,
Brigido
nel
1906 e Rosa nel 1909.
Questo
Fontana
Giovanni
Marco
potrebbe
essere
imparentato
con
i
nostri
Fontana
Cuch,
andando
indietro
di
due
secoli.
Il
suo
è
comunque
un
ramo
a
parte
rispetto
ai
nostri.
A
Solighetto,
a
fine
Ottocento,
c’è
anche
un
altro
colmello
Fontana.
Era
giunto
a
Solighetto
da
Belluno
con
Fontana
Antonio
nel
1888.
Antonio
era
nato
a
Belluno
nel
1858
e,
appunto
nel
1888,
aveva
sposato
a
Solighetto
Padoin
Angela
nata
a
Solighetto
nel
1865.
Non
vi
è
relazione
di
parentela
fra
questo
Fontana
Antonio
e
i
nostri
Fontana
Cuc.
Da villici ad artigiani
La
condizione
dei
Fontana
di
Solighetto
nel
primo
Ottocento
è
quella
di
“villici”.
A
fine
Ottocento
essi
risultano
“proprietari”
di
una
casa
(il
che
non
è
poco,
per
quei
tempi)
nella
Contrada alta, accanto alla villa Brandolini.
Si
trattava
di
una
casa
nuova,
perché
essa
non
figura
esistente
nel
catasto
napoleonico
del
1812.
Tra
l’altro,
in
quel
periodo,
nessun
Fontana
figura
proprietario
di
beni
immobili
a Solighetto.
La
casa,
come
si
sa,
sarà
distrutta
dalle
granate
italiane
d’oltre
Piave
nel
1918.
Ricostruita
intorno
al
1927,
di
nuovo
incendiata
durante
la
rappresaglia
tedesca
del 1944, risorgerà nel secondo dopoguerra.
Quindi
in
poco
più
di
mezzo
secolo
la
condizione
dei
Fontana
cambia
notevolmente.
Ciò
avviene
grazie
all’incontro
e
alla
collaborazione
con
i
Possamai
intorno
alla
metà
dell’Ottocento,
collaborazione
destinata a durare un secolo.
In
questo
periodo
i
Possamai
con
Antonio,
marito
di
Teresa
Dolce,
autore
tra
l’altro
di
due
statue
nella
chiesa
di
San
Rocco
di
Conegliano,
sono
tagliapietra
e
provetti
artigiani
del
marmo.
Antonio
è
in
cordiali
rapporti
con
lo
scultore
Marco
Casagrande
di
Campea,
appena
ritornato
pieno
di
gloria
dall’Ungheria.
Da
Antonio
discenderanno
i
celebri Paolo e Giovanni Possamai.
Coetaneo
di
Antonio
è
Davide
Fontana,
nato
a
Solighetto
(parrocchia
di
Pieve
di
Soligo)
l’
8
maggio
1824,
che
gestisce
una
bottega
artigianale
del
legno.
Antonio
e
Davide
sono
amici
e
un
po’,
diremmo
oggi,
“soci
in
affari”.
Un
rapporto
che
si
consoliderà
ulteriormente con ben due matrimoni.
Infatti
Romano
1856,
figlio
di
Davide,
sposa
Marta
Possamai,
figlia
di
Antonio.
E
qualche
anno
dopo,
nel
1887,
un’altra
figlia
di
Davide,
Francesca
Luigia
1860,
sposa
Vittorio Possamai, altro figlio di Antonio.
Possiamo
immaginare
la
bottega
di
Davide
in
piena
attività
intorno
agli
anni
Settanta-
Ottanta
dell’Ottocento.
Vi
lavorano
Davide
(che
morirà
nel
1902
a
78
anni),
il
giovane
Romano
(anche
lui
longevo,
morirà
nel
1930
a
74
anni),
altri
figli
maschi
di
Davide
e
forse
qualche genero…
I
conti
Brandolini
hanno
bisogno
di
loro,
come
dei
Possamai.
C’è
la
manutenzione
e
l’arredamento
della
villa.
C’è
soprattutto
da
decorare
la
nuova
chiesa,
sorta
grazie
alla
munificenza
del
conte
Gerolamo
Brandolini
Rota
e
consacrata
dal
vescovo
Bellati
nel
1858.
E
la
chiesa
ha
bisogno
dei
marmi,
delle
statue
e
degli
altari
dei
Possamai,
ma
anche
del
coro
e
delle
suppellettili
in
legno
dei
Fontana.
E
poi
c’è
da
arredare,
sempre
costruito
dai
Brandolini,
tutto
il
grande
caseggiato
(compresa
la
canonica),
che
delimita
a
sud
la piazza…
Mastro
Davide
e
mastro
Romano
avranno
certamente
lavorato
a
pieno
ritmo
conquistando
anche
qualche
piccola
momentanea
soddisfazione
economica
che
avrebbe
portato
alla
costruzione,
come
si
è
detto, della casa in Contrada alta.
Attilio ed Emilio
A
fine
Ottocento
il
salto
di
qualità
dal
punto
di
vista
economico
e
culturale
è
da
tempo
compiuto. Si fatica ancora a
sbarcare
il
lunario,
ma
la
via
è
tracciata
ed
i
figli
di
Romano,
Attilio
ed
Emilio,
ed
i
loro
discendenti, sono in grado di
continuare
la
tradizione
artistica
dei
Fontana per gran parte del Novecento.
Antonio
Lucchetta
ricorda
che
la
contessa
moglie
del
conte
Paolo
Brandolini
era
solita
attribuire
a
Romano
il
detto:
“Quello
sa
fare
le ali a una mosca…”.
Dove abitavano gli antichi Fontana?
Si
è
tentato
di
individuare
il
toponimo
Fontana
e
quindi
il
luogo
molto
probabile,
se
non
certo,
in
cui
i
nostri
Fontana
abitavano
anticamente,
cioè
nei
secoli
XVI-
XVII.
L’unica
fonte
è
costituita
dalle
mappe
napoleoniche
risalenti
al
periodo
intorno
al
1813
che
riportano
decine
e
decine
di
toponimi
molti
dei
quali
risalivano
certamente ai secoli precedenti.
Nel
territorio
di
Tarzo
e
di
Corbanese
non
risulta alcuna località Fontana.
Abbiamo
invece
ad
Arfanta
il
toponimo
Fontana,
citato
nei
Sommarioni
(mappali
125 e 126).
(Per
inciso,
nei
sommarioni
napoleonici
compare
un
solo
Fontana
proprietario
di
beni
immobili,
e
cioè
Fontana
Giovanni
di
Antonio abitante ad Arfanta)
Il
foglio
ridotto
del
catasto
napoleonico
di
Arfanta
è
molto
usurato
e
tuttavia
è
possibile
riconoscere
l’ubicazione
dei
mappali
125
e
126.
Essi
si
trovano
a
sud-
ovest
del
centro
di
Arfanta
lungo
la
strada
comunale
detta
Ponti
.
Contiguo
al
terreno
in
questione
c’era
una
casa
colonica,
da
cui
si
diramava
una
carrareccia
che
scendeva
ad
ovest fino alla località Pecol.
Riscontri
sul
posto
hanno
dato
esito
positivo.
Proprio
nel
luogo
indicato
dalle
mappe
napoleoniche
esiste
ancora
oggi
una
fontana
,
il
luogo
quindi
di
origine
dei
Fontana.
Si
tratta
di
una
piccola
sorgente,
una
polla
d’acqua
ai
piedi
di
un
avvallamento,
recintata,
si
suppone
per
ragioni
di
sicurezza,
con
una
rete
metallica.
Essa
si
trova
proprio
tra
la
attuale
via
Pecol
(la
napoleonica
Strada
dei
Ponti)
ed
il
borgo
denominato ancor oggi Pecol.
Il
proprietario
attuale
acquistò
quel
fondo
nel
1950.
Nel
1952
emigrò
in
Germania
fino
ai
giorni
nostri.
Egli
ricorda
che
ancora
nel
periodo
1950-52
la
gente
dei
dintorni
si
riforniva
d’acqua
per
sé
e
per
gli
animali
proprio
a
quella
fonte
(comunicazione
personale, 2.2.2004).
Fontana, gente “buona”
Abbiamo
iniziato
questa
rapida
carrellata
sull’albero
genealogico
dei
Fontana
nel
1647
con
Paulin,
che,
a
quanto
pare,
aveva
la
fama
di
uomo
pio.
Ci
piace
concluderla,
a
fine
Ottocento,
con
Maria
Cuc,
nata
nel
1811,
figlia
di
Giobatta
e
Antonia
Galiazzi
e
quindi
sorella,
di
13
anni
più
vecchia,
del
“nostro”
mastro Davide.
Anche
Maria
era
una
donna
pia.
Muore,
annota
il
parroco,
il
21
luglio
1895
“assistita
fino
ad
exitum
da
Padre
Costantino
da
Motta”.
E
aggiunge:
“Fu
molto
benemerita
per la nostra chiesa”.
Archivi
parrocchiali
di
Corbanese,
Pieve
di
Soligo, Solighetto.
Archivi
di
Stato
di
Treviso
e
Venezia.
Catasto
napoleonico e austriaco. Sommarioni.
Enrico Dall’Anese
8 maggio 2004
nel
180°
anniversario
della
nascita
di
Davide
Fontana.
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